Quinoa Firenze è salvo grazie alla mobilitazione

Quinoa Firenze è salvo grazie alla mobilitazione. Una raccolta firme chiede di tutelare il futuro di Quinoa, ristorante 100% senza glutine nel cuore della città. Questo ha dato al locale una seconda possibilità. Ma questa storia racconta qualcosa che va oltre la celiachia: cosa significa creare un luogo davvero inclusivo?
Una raccolta firme per salvare un ristorante.
Potrebbe sembrare una delle tante storie legate alla sopravvivenza dei locali nelle nostre città. Ma se quel ristorante è Quinoa, a Firenze, vale forse la pena osservare la vicenda da un punto di vista diverso.
Quello dell’inclusione.
Perché la cosa interessante non è soltanto che qualcuno abbia deciso di mobilitarsi per difendere un ristorante senza glutine. È capire perché quel ristorante sia diventato abbastanza importante da spingere delle persone a mobilitarsi per lui.
E qui la storia diventa molto più interessante anche per chi si occupa di celiachia.
Un ristorante gluten free, ma non soltanto “per celiaci”
Quinoa nasce a Firenze nel 2014 e si presenta come ristorante 100% senza glutine. Sul proprio sito spiega di voler offrire non soltanto una cucina senza rischi di contaminazione per chi non può consumare glutine, ma un menu vario, ricco e gustoso per tutti. Il locale si trova inoltre nella corte di ZAP, Zona Aromatica Protetta, all’interno di un chiostro cinquecentesco a pochi passi dal Duomo, uno spazio nel quale vengono ospitati anche eventi culturali.
Ed è proprio quel“per tutti” che merita attenzione.
Per anni abbiamo raccontato il senza glutine soprattutto attraverso il concetto di alternativa: il menu alternativo, il piatto alternativo, il prodotto alternativo.
È stato necessario, e in molti casi lo è ancora.
Ma forse possiamo iniziare a immaginare un passo successivo.
La vera inclusione non è soltanto avere un’alternativa. È poter scegliere lo stesso posto.
Sedersi allo stesso tavolo, aprire lo stesso menu, condividere l’esperienza senza che qualcuno debba necessariamente sentirsi “quello che ha un’esigenza particolare”.
Poi arriva una raccolta firme
Il futuro di Quinoa è diventato oggetto di una petizione intitolata Salviamo il nostro amato ristorante Quinoa ed è questo che ha permesso che sia salvo grazie alla mobilitazione.
Secondo quanto spiegano i promotori, il contratto del ristorante con la città per la concessione degli spazi era in scadenza e la petizione ha chiesto all’amministrazione comunale di riconoscere il valore dell’attività e rinnovarlo.
Ma tra le parole utilizzate per spiegare il motivo della mobilitazione ce ne sono alcune particolarmente significative.
Quinoa viene descritto come qualcosa che, per molte persone, non è semplicemente un ristorante, me un luogo speciale in cui condividere la convivialità con gli altri.
Ed è forse qui che la storia smette di riguardare soltanto il senza glutine.
Perché non si sta chiedendo di difendere semplicemente un posto nel quale una persona celiaca possa mangiare.
Si sta chiedendo di preservare un luogo che alcune persone sentono come proprio.
È questa, forse, l’inclusione?
Chi convive con la celiachia conosce bene il meccanismo delle domande prima di uscire a cena.
Ci sarà qualcosa che posso mangiare?
Dovremo scegliere un posto diverso a causa mia?
Quest’ultima domanda, probabilmente, è quella che pesa più delle altre.
Perché l’inclusione alimentare non riguarda soltanto ciò che troviamo nel piatto.
Riguarda anche la possibilità di partecipare.
Di scegliere insieme agli altri.
Di non sentirsi un problema da risolvere prima ancora di sedersi a tavola.
Per questo la vicenda di Quinoa suggerisce una domanda interessante: quando un ristorante nato anche intorno a un’esigenza alimentare specifica viene scelto e difeso da una comunità, ha forse superato la distinzione tra locale “per celiaci” e locale “per tutti”?
Il fatto che Quinoa Firenze sia salvo grazie alla mobilitazione e ad una raccolta firme ci lascia con questa riflessione e ci ricorda quanto sia importante l’inclusione.



